IL GOVERNO DITTATORIALE DELL'ELETTORE
- Massimo Mannarelli
- 9 set 2014
- Tempo di lettura: 3 min

Possiamo rifiutarci di rispondere ai commissari, ai giudici, ai magistrati tutti?
Siamo liberi, senza il sostegno della mobilitazione generale, di astenerci da ogni attività, lavoro, o da qualsiasi esercizio che legittimi un modus vivendi per noi incondivisibile?
Siamo liberi di non pagare le imposte o quelle tasse destinate al funzionamento di istituzioni o servizi dei quali non ne riconosciamo valore e necessità?
E che accadrebbe se ci rifiutassimo completamente non con il dissenso intellettuale ma con una azione diretta e reale attraverso la quale si abdica ad ogni direttiva o regolamento deciso dalla società, oppure opponendosi ad una norma morale sventolando la bandiera etica?
Bukowski sosteneva bene dicendo che l'unica differenza fra democrazia e dittatura é che in democrazia prima vai a votare e poi ti danno gli
ordini, mentre nella seconda non devi neppure fare la fatica di plebiscitare!?
Il governo del popolo è sorretto dalla maggioranza dei partecipanti al voto, dentro la quale emerge una nuova maggioranza che nel complesso maggioritario si chiama minoranza dei vincenti votati, bene nei confronti di questo o questi gruppi residui che decidono “democraticamente” per tutti, chiunque si opponga deve per ottenere qualcosa esercitare una azione concreta, come quella di alzare una barricata, per farlo urge motivare alla partecipazione la pigrizia popolare, fomentare una rivolta capovolgendola a seconda delle teorie intellettuali del momento talvolta disturbando i morti caduti per donarci la dittatura della libertà.
L’essere autarchico richiede individualmente una metamorfosi evolutiva impossibile per l’uomo moderno, egli tuttavia può esercitare una sana indipendenza astenendosi dal sentire il bisogno di una regolamentazione umana che in quanto tale è destinata all’imperfezione, creando una rettitudine interiore che non esige costrizione esterna alcuna.
In questa epoca contemporanea bisogna possedere una potenza volitiva finalizzata al discernimento, ad una sorta di autoresistenza verso un mondo inapprovabile, che non necessità più d’esser compreso o approvato.
L’educatore è l’incaricato societario, una figurina che discende verso il basso per rivolgersi all’ignorante per aprirne l’intelligenza all’allievo; tale scolaro per acquisire l’informazione che ingloba vive nella convinzione della inevitabilità dell’insegnante.
Quest’ultimo incaricato dalla società fabbrica il buon cittadino del domani che è il pessimo uomo civile odierno!
L’iniziatore dell’epoca antica invece invitava a salire verso di lui, per collocare l’iniziato a salire verso la vetta dell’iniziatore stesso.
Se l’educatore fa opera di volgarizzazione, l’iniziatore seleziona; quest’ultimo non nega le capacità individuali per smaltirle nel generale, ma singolarizza esaltando le attitudini personali che rendano l’individuo nascente capace di fare a meno di lui.
In questo attuale diseducato gli iniziatori sono stati messi fuorilegge dai governi del tempo, per esser liberi bisogna, quindi, per prima cosa rinnegare questa presunta libertà, che ci viene offerta, per avviarci verso un processo di liberazione.
Le scorpacciate di libri, le insegne dedicate ai maestri alla moda, la filosofia mondana lavorano sulla mente e non sul cuore delle cose.
Stare nell’attuale è come spesare, riempire il sacchetto di materiali inutili, eppure per intraprendere un qualsiasi percorso è opportuno prima alleggerire la borsa dalla confusione, salire sui veicoli sapendo che solo di veicoli si tratta e intraprendere il cammino scegliendo un’unica direzione.
La mente lucidata comprende la propria incapacità di liberarsi da ogni attaccamento e possedere senza sosta è un atteggiamento auto-parassitario.
Senza il coraggio di intraprendere una guerra contro noi stessi non c’è azione, senza vittoria interiore non c’è rivoluzione est-eriore.
Lo stato delle cose esterne è solo una conseguenza di ciò che al momento siamo e non possiamo non essere, l’adesione alla comodità, al proteggere ciò che non è necessario sono la nostra spada di Damocle.
I metodi sono innumerevoli, i veicoli di ogni tipo, ma se esiste un uomo talmente stupido da fornirvi un sistema a priori è perché ve n’è uno altrettanto stupido da seguirlo!
Provate semplicemente ad ascoltarvi, ad assumervi la responsabilità di vivere in un mondo che voi stessi avete creato, siate capaci di rompere gli schemi dell’attacca-mente, abbandonate autocommiserazione, giustificazione, alibi e facili giudizi, rivolgete il dito verso voi stessi quale espressione del mondo in cui vivete.
Abbandonate quel vecchio io per quel magnifico Sé che rimane fisso nel dinamico presente. Cambiate il vostro mondo cambiando voi stessi ma senza accettare o tollerare quell’atto degenerante su cui si fonda la nostra società, il nostro paese e l’atto di governo di turno.
L’unica vera libertà è quella di poter pisciare ancora nei lavandini altrui, per quanto concerne il resto venendo meno i boschi viene meno la fuga, tramontando l’occidente cala sempre il sole, l’esser superuomo non è per colui che ancora non ha imparato ad esser uomo, l’ascesi nell’inevitabile polis è un buon punto di partenza!
