LA MUSICA MEMORANDO ORFEO
- Massimo Mannarelli
- 7 ott 2014
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All'inizio fu un suono primordiale, la sillaba sacra capace di contenere in se ogni nota umana, sulle sue melodie la divinità danzando diede inizio al mondo. Apollo ed Orfea composero la musica per l'Occidente, poi la notazione musicale si evolse libera divenendo arte, s'inventarono nuovi tempi e ritmi, la voce ebbe, talvolta, il sopravvento sulla composizione sino a divenire solamente flautus vocis. La musica oggi scandisce gli umori, i sentimenti e la politica delle generazioni, se in un tempo antico essa celebrava il rito nascente, religiosante, mortante e guerrante dei popoli, ora essa è solo espressione di quell'uno individuale che
pensa di scrivere l'eternità per restare poeticamente nella storia...comunicando semplicemente con l'istinto mondano.
Nel mito di Orfeo la musica diviene strumento che sorregge il coraggio, mezzo incantatore per gli dei, l'arte che rimanda se stessa alla cima più elevata, egli non compone l'amore, ma lotta musicalmente in nome dell'amore per ridare la vita all'amata rapita dagli Dei.
Orfeo follemente innamorato della sua sposa Euridice, vive lacerato dal dolore, la sua metà, in fuga dalle accese attenzioni di Aristeo, uno dei tanti figli di Apollo che la ama segretamente, appoggia il piede su un serpente che col suo morso la uccide, bei tempi! Orfeo si oppone al suo destino ed armato della sua lira si incammina verso un viaggio negli inferi per riportare in Terra Euridice.
Giunto sulle rive del lago Aornos che apre la porta degli inferi, egli, dapprima, incanta il traghettatore Caronte, poi placa Cerbero il guardiano dell'Ade, sino a giungere alla prigione di Issione prima e quella del crudele semidio Tantalo.
Il primo condannato da Zeus per aver desiderato, era legato per l'eternità da una ruota che non smetteva mai di girare, Orfeo cedendo alle suppliche di quest'ultimo usa la lira per fermare momentaneamente la ruota, che però allo spegnersi del suono orfico torna a girare; il secondo punito per aver ucciso il figlio per nutrire con la sua carne gli dei e per aver rubato l'Ambrosia per donarla agli uomini, viene per eterna punizione legato ad un albero ed immerso fino al mento nell'acqua mentre dei frutti crescono proprio su un albero che gli è sopra. Ogni volta che il semidio prova a bere, l'acqua si abbassa, mentre ogni volta che cerca di prendere i frutti con la bocca, i rami si alzano. Tantalo chiede quindi ad Orfeo di suonare la lira per far fermare l'acqua e i frutti. Suonando però, anche il suppliziato rimane immobilizzato e quindi, non potendo sfamarsi, continua il suo tormento. A questo punto l'eroe scende la scalinata dei 1000 gradini trovandosi al centro del mondo oscuro ove i demoni si sorpresero di vederlo. Giunto alla sala del trono degli Inferi, Orfeo incontra Ade e Persefone, per addolcirli diede voce alla sua lira e al canto, facendo riaffiorare in Persefone i ricordi della vita prima che Ade la rapisse e la costringesse a sposarla. La regina degli inferi, ormai commossa, approfittò del fatto che Ade stesse dormendo per lasciare che Euridice tornasse sulla terra. Fu posta però una condizione: Orfeo avrebbe dovuto precedere l'amata per tutto il cammino fino alla porta dell'Ade senza voltarsi mai all'indietro. Esattamente sulla soglia degli Inferi, e credendo di esser già uscito dal Regno dei Morti, Orfeo non riuscì più a resistere al dubbio e ruppe la promessa fatta vedendo per questo scomparire Euridice che tornò alle Tenebre per l'eternità. Essi non si sarebbero mai più incontrati, e alle parole drammatiche e struggenti «Grazie, amore mio, hai fatto tutto ciò che potevi per salvarmi» si stringono la mano per l'ultima volta. Da quel dì Orfeo decise di non desiderare più donna alcuna per ritirarsi sul monte Rodope per condurre una vita dalle regole ascetiche, sino a quando un gruppo di Baccanti ubriache lo invitano a partecipare ad una orgia dionisiaca, al suo rifiuto, le donne infuriate lo uccidono e dopo averlo fatto a pezzi gettano la sua testa nel fiume Evros, insieme alla sua lira. La testa cadendo proprio sulla lira, continuò, mentre galleggiava, a cantare soavemente. Zeus, toccato da questo evento commovente, prende la lira e la mette in cielo formando una costellazione. Nel mito orfico la musica non è lagna, lasagna, pizza quattro stagioni non vivaldiane, o traccia contestante, essa ha una ispirazione più elevata, partecipazione ad una verità superiore, lotta contro il proprio destino, esaltazione dell'anima, se nel tempo antico essa accompagnava le linee nascenti, religiose, fatali e bellicanti di un popolo, oggi la musica è basso istinto, l'esigenza di rimarcare i sentimenti individuali perché essi divengano il sentire di tutti, il cantore sorretto dalla propria narcisistica volontà scrive il testo che si oppone al circondario, al politico di cui partecipa, il dolore o la gioia individuali, aspirando all'eternità attraverso il successo.
Tuttavia una musica sacra è ancora possibile, essa torna a noi con le recitazione dei santi nomi o nelle liturgia quale espressione più profonda della vita eterna dell'anima nostra, la musica del cuore che innalza se stesso al divino.
Lucio Battisti aveva capito tutto quando meteforicamente cantava...Per una lira io vendo tutti i sogni miei.... !
