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LA REPUBBLICA. LO "STARE PLATONICO"

  • Massimo Mannarelli
  • 25 ott 2014
  • Tempo di lettura: 3 min

Lo stato degenera in diverse forme: timocratica-mente, oligarchica-mente, e infine democratica-mente. Il timocratico è l’ambizioso, l’amante del comando e degli onori, egli è l’onorevole; l’oligarchico appartiene alla classe agiata è l’amante del benessere, egli è l’imprenditore; il democratico è il mondano, colui che segue la corrente e si abbandona al frivolo, egli è il cittadino globalizzato.

Lo stato odierno mimetizza una malsano epicureismo, esso è condizione deviata dove convivono le diverse nature degeneranti, ossia gli onorevoli, gli imprenditori e il cittadino globalizzato.

Lo “Stare platonico” è lo “Stato dei Migliori”, dietro l’uomo migliore non si mimetizza l’aristocratico, egli è semplicemente “l’uomo della sapienza”.

Tale essere partecipa all’idea a cui rimane fedele grazie alla conoscenza e il discernimento che portano alla saggezza, la quale esprime se stessa nel suo valore più elevato con la morale e l’etica.

L’uomo migliore non necessita di proprietà alcuna, che sia essa cosa, casa, famiglia e prole, poiché egli è perennemente concentrato sulla gestione della polis.

La sua onestà è disinteresse dall’interesse personale, la sua austerità è nemica del mondano, sorretto dal logos ragiona separando il superfluo dal necessario e il giusto dallo sbagliato; egli domina gli impulsi e agisce secondo giustizia per il bene comune.

Tale eccelsità è rappresentata dai filosofi, ossia dai custodi dello stato che non esigono d’esser custoditi ma che possono custodire gli altri poiché hanno imparato a custodire prima di tutto se stessi.

L’educazione che eleva ed evolve diviene tratto prioritario nell’iniziazione dell’umano, essa si ottiene grazie ad una adeguato cinque discipline matematiche: l’aritmetica, cioè l’arte del calcolo, la geometria come scienza degli enti immutabili; l’astronomia come scienza del movimento dei cieli; la musica come scienza dell’armonia, esse sono la propedeutica della filosofia, ossia la scienza suprema che si esprime con la dialettica e con la scienza delle idee.

Il sapere parte dalla conoscenza sensibile (doxa) per giungere alla conoscenza razionale (episteme).

La prima comprende: la congettura o immaginazione rivolta alle ombre; la credenza che ha come oggetto le cose sensibili; la seconda invece racchiude: la ragione matematica che ha per

oggetto le idee matematiche; l’intelligenza filosofica o poetica che ha per

oggetto le idee-valori. La filosofia supera qui ogni fenomeno esistenzialistico elevandosi al grado più elevato, la sua superiorità diviene capacità di gestire la Repubblica.

La polis è formate da caste attitudinali, l’uomo non è per naturale successione o per eredità di classe; le caratteristiche individuali che vanno accolte dalla società comprendono altri fattori:

antropologici, culturali, psicologici e karmici.

L’individuo diviene sostanza compatibilmente con le proprie caratteristiche interiori che se riconosciute divengono capacità effettiva di adempiere al proprio ruolo essendo, partecipando così alla costituzione di una comunità fondata sulla giustizia, quando le classi attitudinali non sono al loro posto uno stato si ammala!

Lo stare platonico è intransitivo è perenne presente e mai Stato passato, in tale condizione si partecipa continuamente all’Uno e all’Idea di quest’ultimo grazie alla pratica della morale e dell’etica che insieme si innalzano alla “Giustizia”.

Il re filosofo (che per diretta ammissione di Platone è destinato a morire sulla croce) è il distaccato, l’autosufficiente, acceso dalla conoscenza, distaccato da ogni tipo di attaccamento e sempre concentrato sulla gestione della polis.

Il gesto difensivo è atto del guerriero, il valoroso per indole la cui parte irascibile lotta per ciò che la ragione ritiene giusto; l’abitante è l’uomo civile la cui anima essendo regolata dagli impulsi corporei è ancora dominata dalla parte concupiscibile.

La Repubblica di Platone non scivola nel materialismo epicureo, diviene invece scienza della politica, in essa la giustizia si esprime come partecipazione ad una Idea più alta.

La giustizia diviene espressione quasi divina nel terreno essa non ha nulla a che vedere con la condizione di parte del magistrato; la gestione della polis rende il filosofo onorato di rappresentare il giusto e sempre impegnato per il bene comune, niente a che vedere con l’onore di sentirsi onorevole privilegiato. Nella polis platonica il governo non può appartenere alla casta imprenditoriale poiché essa seguendo l’interesse personale è inevitabilmente regressa alla condizione dell’uomo medio, entrambi cittadini separati da una differenza materiale quantistica seguono la corrente mondana schiavi del processo globalizzato.

L’uomo della polis deve divenire consapevolezza di sé, della propria dipendenza dal fluttuante, realizzarsi nel suo diventare un tutt’uno con la Repubblica stessa divenendo partecipante attivo ed espressione stessa della Giustizia.

 
 

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