LE ORIGINI INDIANE DI UN POPOLO MISTERIOSO. DA DOVE VENGONO GLI ZINGARI?
- di Massimo Mannarelli
- 27 ott 2014
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Un re, dice una fiaba ellenica, possedeva l’alfabeto degli Zingari. Nel suo tempo, però, non esistevano scaffali e librerie, decise quindi di custodirlo, avvolgendolo, in alcune foglie di cavolo e passò la notte vicino ad una fonte. Un somaro passando di lì per caso, bevve un po’ d’acqua e, già che c’era, si mangiò le foglie di cavolo. Ciò sarebbe il motivo del perché gli Zingari non hanno un idioma scritto.
L’assenza di una lingua scritta, di fatto, non è stata d’aiuto per definire l’identità zingara secondo i percorsi identitari tradizionali.
Un passo fondamentale fu fatto grazie alla linguistica, che alla fine del XVIII secolo, decise di mettere a confronto la parlata romanes o romani con il sanscrito e le altre lingue “indoariane”, tale processo portò alla scoperta che essa sarebbe un idioma del nord ovest dell’India, derivante da parlate vicine al sanscrito. I prestiti linguistici presenti nella lingua romanes o romani, infatti, hanno, in parte, delineato le regioni attraversate e i popoli con cui sarebbero entrati in contatto durante il loro peregrinaggio da Oriente ad Occidente.
Lo studioso Donald Kenrick afferma che essi dovrebbero aver lasciato l’India prima del 1000 d.C., visto, come sostengono gli specialisti di lingue indiane, che la lingua romani non presenta quei cambiamenti che si verificarono nelle lingue indiane dopo quella data.
Il romanes si sarebbe modificato in misura diversa, assorbendo termini e forme grammaticali dei vari paesi in cui gli Zingari avrebbero stanziato. La lingua romani conterebbe,infatti, un vocabolario di base molto vicino allo hindi e al sindhi, ad altri apporti linguistici indiani come il marathi, malabresi, multani, ecc, ma non sono esenti da essa contributi lessicali iraniani, armeni, greci, rumeni, slavi, magiari quale vestigia della migrazione dall’India verso l’Europa. A riguardo alcuni geografi sostengono che, oltre al tratto linguistico a conferire, ulteriore precisione, fu la “geografia” dei fiumi”; I corsi d’acqua furono, infatti, le via naturali degli spostamenti e insediamenti, importante, quindi, tener conto dei grandi fiumi euroasiatici per ricostruire con una certa attendibilità il “preistorico” cammino del popolo gitano. L’Indo, L’Helmand, il Tigri. e l’ Eufrate, il Danubio, l’Elba, il Reno, il Rodano sono state le direttrici naturali seguite dai movimenti migratori.
Se, come si sostiene, il fattore determinante per identificare uno zingaro è la lingua che usa, sostenendo che essa è un idioma neoindiano, siamo portati a credere che gli Tzigani altro non sarebbero che gli antichi discendenti di emigrati dell’India.
Secondo alcuni essi potrebbero, addirittura, discendere da una delle più alte caste dell’India dello stato del Rajasthan dove, con molta probabilità, furono adoratori del dio prearioShiva o la dea nera Kalì, prima di entrare a stretto contatto con la cristianità.
Pur ammettendo la difficoltà di stabilire con precisione la regione indiana da cui sarebbero partiti per cominciare il loro viaggio, taluni pensatori fissano la patria tzigana nell’Hindukush, nel Saurasenic o nel Punjab nell’India Centrale.
Di ciò vi sono tracce anche nel “Re del mondo” di Rene Guenon, in brevi righe il francese auspica che essi avrebbero vissuto nell’Agartha, la terra involabile di cui si cercano le tracce nel Tibet, definendoliun popolo in tribolazione, Miguel Serrano pur confermando questa tesi sostiene che essi vennero, poi, cacciati in quanto popolo impuro, dall’Iperborea.
La terra di Krishna essendo il luogo d’origine diviene, di conseguenza, il punto di partenza del loro viaggio verso Occidente.
Lech Mroz tuttavia, senza pretesa di risolvere il problema, si accontentò, attraverso le ricerche storico-etnologiche condotte anche sul campo, di rimettere in discussione la “parentela” tra gli Zingari europei e alcuni gruppi nomadi, come i Gadulia Lohar e i Banjara viventi tutt’oggi in India, giungendo a sostenere, sulla base delle sue scoperte, che nessun argomento porta a credere che vi sia una discendenza o un legame diretto fra i gruppi in questione.
Il termine “zingaro” deriva dal greco “atzinganos” o “atsinganos“, dall’ellenico mediovale “athinganoi“, trattasi nello specifico di un soprannome dato dai bizantini per indicare una setta eretica giunta a Bisanzio dall’Asia Minore, composta da maghi ed indovini, annoverando gli Tzigani fra questi. Il significato preciso del termine sarebbe “intocccabili” che nulla, però, ha a che vedere con i fuoricasta indiani (rinominati da Mahatma Gandhi, “hari-jan” “figli di Dio”).
La parola Zingari non è però usata da questi ultimi per indicare se stessi, essi, infatti, usano altre formule per designarsi come la denominazione Rom, Sinti o Kalé come vedremo più avanti.
Noi, tuttavia, useremo la parola gitano, in tutte le sue forme sinonime, solo per una questione di scorrevolezza del discorso.
Dunque gli Zingari abdicano a tale nominazione designandosi, secondo le variazioni assunte dalla parola “Uomo”, divenendo Rom in Europa,Lom in Armenia, Dom in Persia, Dom o Dum in Siria, questi ultimi, poi, si staccarono dai Lom/Rom già in territorio indiano, prima di passare in Persia.
Il radicale Rom, che presuppone una forma più antica Dom, sembrerebbe rifarsi alla radice indoeuropea ghdom (essere terrestre), ciò spiegherebbe sia il suono, sia il significato del termine. Anche in questo caso il termine Dom richiamerebbe, nell’immediato, ai Dom indiani, facenti parte della sottocasta degli intoccabili che si occupano in India della cremazione dei morti, trattasi tuttavia di casi nominativi e null’altro.
La denominazione “Rom”, oltre ad indicare l’uomo, indica il popolo, ma anche il marito, il maschio, esprimendo, in modo completo, la consapevolezza di essere figli della terra, e di rappresentare il vero popolo degli uomini.
All’interno di questa tripartizione, troviamo altri due termini”Sinti” eKalè.
Nel caso della parola Sinti, anch’essa significa “uomo” e nello stesso tempo “popolo” e deriverebbe da Sind o Sindhi. Secondo alcuni pensatori ottocenteschi essa deriverebbe daSicali o Zincali che designava gli uomini neri del Sind, ma nulla avrebbero a che vedere, come pensava, nel 1875, Paul Bataillard, con i Sinti “dal barbaro linguaggio”menzionati da Omero sia nell’Illiade che nell’Odissea e dediti a Lemnos al lavoro dei metalli. Per alcuni studiosi i Sinti sarebbero semplicemente i Rom del Sind, la regione del bacino dell’Indo compresa fra i monti Khirtar e il deserto di Thar, provincia dell’odierno Pakistan, dove sembra vivessero, tra l’altro,gli antenati degli Zingari dell’Italia settentrionale e dei paesi germanofoni. Secondo il parere di Olimpo Nunes i Sinti più occidentalizzati sarebbero un popolo molto simile, se non quasi uguale, ai Manus parola che indicherebbe l”‘uomo generico” che si contrappone al termine di Rom che, invece, sta a significare, più specificatamente “l’uomo libero”.
I Manus avrebbero soggiornato per diversi secoli in territori tedeschi, emigrando progressivamente verso la Francia nella seconda metà del XIX secolo, proseguendo fino ai primi anni del XX secolo.
Per quanto concerne i Kalè, essi si distinguerebbero dai Rom e dai Sinti a causa della pelle più scura (difatti la parola stessa, Kalò, sia nella lingua indiana che nell’idioma romani, significa nero), si ipotizza fossero semplicemente i “Rom neri”, stanziati, forse, lungo il corso superiore dell’Indo, come farebbe supporre il legame con i cosiddetti Kafiri neri dell’Hindukush pakistano, una popolazione di ceppo europeo, il cui vero nome è Kalash. Tuttavia alcuni Kalò, oggi concentrati prevalentemente nel sud est europeo (Spagna e Portogallo) e in misura minore Finlandia e Galles settentrionale, fanno risalire la loro provenienza all’Egitto rompendo con l’indianologia.
Interessante come la stessa Santa Sarah conosciuta anche come Sara-la-Kalì (Sara la Nera) fosse originaria dell’alto Egitto. Ella divenne la serva nera di Maria Salomè e Maria Iosè, le due Marie presenti alla crocifissione di Gesù. Si dice che Sara la serva ebbe una visione che la informava dell’arrivo delle due sante in terra egizia e che il suo compito sarebbe stato aiutarle. Sara le vide giungere sulla loro imbarcazione, poiché il mare si presentava agitato l’imbarcazione rischiava di rovesciarsi. Marie Salomè getto il suo mantello sui flutti, usandolo come un zattera, Sara ed i suoi aiutarono le sante a raggiungere la terra ferma dove si radunarono, infine, sulla spiaggia in una preghiera di ringraziamento.
Secondo la tradizione, l’imbarcazione trasportava Maria Salomè, moglie di Zebedeo e madre di Giovanni e Giacomo il Maggiore, Maria Iosè, moglie di Cleopa, madre dell’apostolo Giacomo il Minore, e probabile cugina della Vergine Maria, Maria Maddalena..
Sara la Nera o Santa Sarah, nota anche con il nome di Sara-la-Kali (Sara la Nera), è, oggi, una santa venerata dalla comunità gitana presso la città di Saintes-Maries-de-la-Mer in Camargue. Nella chiesa dedicata alle due sante vi è una cappella sotterranea dove è sita la statua di Santa Sarah. Taluni ipotizzano che ella sarebbe collegata alla divinità indiana Kali. Questo nome concorderebbe con l’ipotesi indiana della comunità Rom che giunsero in Francia verso il IX secolo. La Santa rappresenterebbe quindi una manifestazione sincretistica e cristianizzata della dea Kali e non solamente perché il nome coincide (benché questo abbia la propria spiegazione nel suo significato letterale), ma bensì perché nel rituale alcuni hanno colto coincidenze singolari: Durga, altro nome di Kali, dea della creazione, della malattia e della morte, rappresentata con il volto nero, durante un rito annuale in India viene immersa nella acque e poi fatta emergere, così come accade per la statua di Santa Sarah ogni 24 maggio, la quale viene portata nelle acque della Camargue, dove viene immersa nell’acqua per essere purificata.
Tra i Kalè vi è anche il primo santo gitano, trattasi di Zefferino (Ceferino) Gimenez Malla divenuto Beato, a Roma, il 4 maggio 1997 per mano di Giovanni Paolo II. Il suo merito fu quello di aver difeso un sacerdote nei primi mesi della guerra civile spagnola nel 1936, arrestato dai miliziani, venne condannato alla fucilazione, ove si presentò con la corona del rosario fra le mani.
Concludendo ricordiamo che i tre gruppi Rom, Sinti e Kalè, si possono ulteriormente differenziare tra loro, distinguendoli dalle loro recenti provenienze; I Rom zingari dell’est europeo che si distinguevano, al loro interno, per i mestieri esercitati da ciascuna tribù, per esempio iKalderasa (calderai), Lovara(mercanti di cavalli), Ursari(ammaestratori di orsi); i Sinti -Manus del centro-Europa, i quali indicano i loro gruppi con le zone di insediamento, per esempio i Gackine o Gackane (il termine varia a secondi dei dialetti) (tedeschi) e gli Estrekarja (austriaci), ed infine i Kalè che son stanziati, come già detto, prevalentemente nel sud est europeo e nelle zone del regno Unito e del Baltico.