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UNA BANDIERA AL VENTO. NASCITA DEL NAZIONALISMO GITANO

  • Massimo Mannarelli
  • 29 ott 2014
  • Tempo di lettura: 18 min

La situazione degli Zingari sul piano socio-politico è decisamente atipica, se da una parte essi costituiscono un gruppo minoritario all'interno del paese di cui sono cittadini;

dall'altra parte costituiscono, pur in assenza di un proprio territorio, un vero popolo con tratti culturali e comuni che li caratterizzano come "minoranza transnazionale". Di conseguenza ogni zingaro è membro dello stato in cui è cittadino, ma nello stesso tempo è portatore di una cultura che travalica i confini dello stato stesso

L'idea di una "realtà transnazionale" non deve pensarli, però, come una identità a blocco unico, ossia priva di differenziazioni al suo interno.

Gli studiosi di "ziganologia" sanno benissimo della reale impossibilità di creare il cosiddetto internazionalismo zingaro, poiché ogni tribù basa la propria esistenza su legami di carattere familiari che, a loro volta, si suddividono in gruppi e sottogruppi non sempre in ottimi reciproci rapporti, tuttavia una coesione è possibile riconoscendosi nel comune ricordo delle esperienze repressive e discriminanti da parte delle società dominanti.

La creazione di una identità diviene, quindi, funzionale nella rivendicazione dei diritti civili all'interno della cultura maggioritaria.

Lo stesso termine "atzinganos" o "atsinganos"

(con il quale i greci indicarono una setta eretica composta da maghi ed indovini, e giunta a Bisanzio dall'Asia Minore, composta da maghi ed indovini) ha carattere generale e di sintesi così come il termine "latini" sotto il quale si agglomerano diverse realtà simili solo sulla carta.

Lo studio degli Zingari ha subito, a suo tempo, intralci dovuti all'assenza di un idioma scritto che non ne ha facilitato la definizione identitaria. Tuttavia tale buco è stato riempito, alla fine del XVIII secolo, dalla lingustica e dai geografi che sono corsi in aiuto definendo l'origine della lingua gitana e delineando i percorsi migratori del popolo tzigano.

Mettendo a confronto la parlata "romanes o romani " con il sanscrito e le altre lingue "indoariane", si è giunti ad affermare che essa altro non sarebbe che

un idioma del nord ovest dell'India, e derivante da parlate vicine al sanscrito.

Lo stesso Rene Guenon nel suo libro "Il Re del mondo" definendo gli Zingari come il "popolo in tribolazione" ipotizza la loro origine nell'Agartha, la terra inviolabile di cui, spesso, si sono cercate le tracce in Tibet, a riguardo lo stesso Miguel Serrano

accettando l'ipotesi guenoniana sostiene la cacciata dalla terra iperborea di questo "popolo impuro".

Interessante come la parola "athinganoi" significhi letteralmente "intoccabili" che nulla, però, ha a che vedere con i fuoricasta indiani (rinominati da Mahatma Gandhi, "hari-jan" "figli di Dio").

Essendo quello della lingua il fattore decisivo per identificare uno zingaro, dobbiamo sostenendo la tesi neoindiana accettare e credere che gli Tzigani altro non sarebbero che antichi discendenti di emigrati indiani. Alcuni studiosi giungono ad affermare una discendenza con una delle più alte caste dell'India dello stato del Rajasthan dove, con molta probabilità, furono adoratori del dio preario Shiva o la dea nera Kalì, prima di entrare a stretto contatto con la cristianità e l'islamismo.

Col termine "Zingari" riassumiamo quindi le diverse denominazioni più specifiche la compongono e che si suddividono in tre ramificazioni Rom, Sinti, e Kalé.

Il radicale Rom, che presuppone una forma più antica Dom, sembrerebbe rifarsi alla radice indoeuropea ghdom (essere terrestre), ciò spiegherebbe sia il suono, sia il significato del termine. Anche in questo caso il termine Dom richiamerebbe erroneamente, nell'immediato, ai Dom indiani, facenti parte della sottocasta degli intoccabili che si occupano ancora oggi in India della cremazione dei morti.

Sia chiaro che con i termini "Rom" e "Sinti" non indichiamo semplicemente l'uomo, il marito ma anche il popolo che prende consapevolezza di essere figlio della terra e di rappresentare il vero popolo degli uomini. Differente il termine Kalè (difatti la parola stessa, Kalò , sia nella lingua indiana che nell'idioma romani , significa nero), in ogni caso gli studiosi hanno risolto la questione definendoli semplicemente "Rom neri", gruppo all'origine stanziato lungo il corso superiore dell'Indo, come farebbe supporre il legame con i cosiddetti Kafiri neri dell'Hindukush pakistano, una popolazione di ceppo europeo, il cui vero nome è Kalash.

Dalle mie esperienze su campo con i Rom è risaputo che essi considerino, ancora, la loro origine avvolta nel mistero, tuttavia accettare la tesi neoindiana è stata di notevole utilità per la creazione del "movimentismo gitano" finalizzato a riconoscersi su base etnica per esercitare e ottenere pieni diritti.

Una delle figure più anomale ed interessanti all'interno del processo di rivendicazione zingaro è stata quella del monarca gitano; vi è da dire che già in epoca medioevale la concezione di un "capo" era decisamente importante, possedere un titolo, infatti, legittimava il proprio potere interno ed esterno.

Nel XV secolo molti gruppi di Zingari sono, guidati o capeggiati, in Europa, dai loro conti o duchi e, più tardi, da capitani o luogotenenti. I termini voivod, vada, wojt o vataf diverranno d'uso comune soprattutto in territorio ungherese e polacco ma non solo.

La figura del monarca viene istituita agli inizi del '600 in Polonia, come ultimo espediente per esercitare un controllo diretto sugli Zingari e per mettere in atto concretamente gli editti e le leggi antigitane emanate. L'idea della elezione di un re non era una invenzione polacca, i polacchi la presero dalla regina Elisbetta che, nel '500, aveva nominato, in Transilvania e in Ungheria, due nobili affinchè si occupassero di gestire la questione zingara. Inizialmente la scelta di tale figura era ricercata fra quelli Zingari che collaboravano con le autorità, successivamente si optò per qualche appartenente al ceto nobiliare fra quelli capaci di avere un atteggiamento predatorio nei confronti degli Zingari stessi. Se sulla carta essi avevano un istituzione a cui rivolgersi per le loro lamentele, dall'altra parte avevano l'obbligo di pagare le tasse alle autorità, soldi che finivano direttamente nelle tasche del "re degli Zingari" , non c'è da meravigliarsi, quindi, se la carica fosse molto ambita. Tuttavia il risultato dell'interferenza fra le due autorità fu la salvaguardia dell'unità interna del popolo gitano.

E' in terra polacca che la figura del re degli Zingari rimane in vita fino alla caduta della Repubblica di Polonia e precisamente fino alla prima spartizione, nell'anno 1772.

L'idea del monarca gitano tornerà alla luce solo dopo la prima guerra mondiale scegliendolo però direttamente fra i Gitani stessi.

E' sul suolo polacco che, alla fine del 1920, prende piede l'idea di un immaginario governo zingaro e la rivendicazione di un territorio chiamato Romanesthan ("luogo zingaro"). Ed è così che, il 25 gennaio 1930, nella località di Piastòw, vicino a Varsavia, viene eletto re degli Zingari, Michal II Kwiek. Egli era un discendente di una ricca famiglia rom kalderasa arrivata in Polonia dalla Romania, nonché proprietario di una fabbrica di pentolame, che dava lavoro a 400 zingari.

Si vociferava che Re Michal II fosse un collaboratore della polizia, la quale lo appoggiava, grazie a ciò egli ebbe modo di rinforzare la sua posizione infliggendo, ai propri connazionali, punizione e castighi spesso riscattati col pagamento in denari, incrementando le proprie ricchezze.

Re Michal II dopo l'incoronazione, fu sollecitato

dalle autorità polacche a organizzare il censimento dei suoi sudditi, che venne però ignorato da metà degli tzigani che non si presentarono all'appello.

Nell'ottobre del 1934 Michal II Kwick si recò in Romania, dove partecipò al "Congresso degli Zingari" , affermando di essere in grado di costruire sulle rive del Gange lo "Stato degli Zingari", qualche mese più tardi, dopo essere stato espulso dalla Cecoslovacchia nella quale si era recato, si recò a Londra, dove tenne un discorso a Hyde Park, nel quale sosteneva che gli Zingari volevano per sempre stabilirsi in Africa.

Le sue affermazioni non trovarono riscontro nella realtà, e poco dopo di lui si persero le tracce riapparendo in Francia negli anni '60.

L'anno 1936 porta sul trono Matejasz Kwieck, il quale viene assassinato, subito dopo, in circostanze poco chiare. A salire sul trono, il 4 luglio 1937, Janusz Kwieck. L'incoronazione più grandiosa è la sua, essa avviene nello stadio militare di Varsavia, alla presenza di migliaia di persone. Eletto ufficialmente ultimo re degli Zingari viene incoronato dall'arcivescovo ortodosso che dice messa in suo onore. Tale cerimonia viene accompagnata da 21 cannonate, inoltre vengono spediti inviti ai Capi di Stato. ai membri del corpo diplomatico residenti a Varsavia,ecc.

L'incoronazione del nuovo re fu preceduta da una elezione, in quanto era necessario l'aspetto formale affinché Mussolini, sollecitato a dare un territorio in Abissinia, prendesse in considerazione la sua domanda di creare un Romanesthan africano. Vi è da ricordare, che altri progetti di richiesta di territori erano state avanzate dai suoi predecessori, in particolare da Joseph, che aveva mandato un delegato alla Lega delle Nazioni per ottenere un territorio nell'Africa del sud poiché i tempi per ottenerne uno in Polonia era impossibile in quanto le procedure erano infinite.

Durante l'occupazione tedesca della Polonia le tracce del Re si perdono del tutto. E' , solo nel 1946, finita la guerra, e dopo la morte di Janusz, che suo fratello Rudolf si autodichiarerà re, rinunciando, in seguito, all'autonomia a favore del titolo di presidente del Consiglio mondiale degli Zingari. Un anno più tardi egli verrà convocato davanti al tribunale con l'accusa di collaborazionismo, durante la seconda guerra mondiale, con il Terzo Reich. Secondo alcune fonti, egli riuscì ad essere assolto, grazie ai soldi di cui disponeva, riuscendo a pagare falsi testimoni pronti a giurare sulla sua innocenza, egli verrà però dichiarato a tutti gli effetti, negli anni '70, effetti, collaboratore della Gestapo, alla quale avrebbe fornito liste di connazionali successivamente internati.

La "monarchia gitana" prosegue nel 1959, in Francia, dove Ionel Rotaru, arrivato dalla Romania, si fa incoronare "capo supremo del popolo zingaro", assumendo il nome di Vada Vovod. Egli moltiplicherà le dichiarazioni alla stampa e le azioni simboliche che gli serviranno per farsi propaganda.

Rotaru fonda, inoltre, la Comunità mondiale gitana, che riunisce zingari di vari gruppi, fra cui anche i membri della famiglia Kwieck, giunti in Francia dalla Polonia. Per una ventina di anni si svilupperà una utopia,che porterà la Comunità mondiale gitana a costruire un gabinetto, a nominare ministri e deputati e perfino a domandare alla Francia un territorio, a Lione o altrove. Essa, infine, annuncia che intende chiedere alle Nazioni Unite un territorio in Somalia.

Il sogno da sempre costituisce una tappa transitoria nel processo di acquisizione di una propria identità, ma soprattutto tale atteggiamento utopostico ha avuto la capacità di mettere l'accento sulla questione zingara risvegliando l'opinione pubblica.

La rivendicazione di un territorio il Romanesthan diviene un simbolo di riequilibrio nel momento in cui lo zingaro trova sempre maggiori difficoltà nella conservazione e nel mantenimento della sua indentità, l'idea di una "terra promessa" diviene per la sua forza simbolica più importante della sua effettiva esistenza.

Nel frattempo il popolo rom si mette in movimento, con il fine di ottenere riconoscimenti e pari opportunità spuntano ovunque associazioni di ogni tipo.

La prima nasce a Sofia, in Bulgari, dove venne organizzato nel 1901 un incontro nazionale e successivamente nel 1906 un congresso nel corso del quale viene eletto presidente Ramadam Alì, il quale svilupperà un azione politica presso il Parlamento per chiedere il diritto di voto ed equità per gli Zingari residenti in Bulgaria. Nel 1919 viene creata l'organizzazione Egypt; nel 1923 si pubblicherà in turco, per gli Zingari, il giornale Istikbal (il futuro), che sarà, poi, proibito nel 1925; nel 1931, sempre in turco, un altro giornale Terbie (Educazione) proibito anch'esso nel 1934 assieme a tutte le organizzazioni zingare bulgare.

Nel 1945 viene creata l'Organizzazione pazingara contro il fascismo e il razzismo, per lo sviluppo della minoranza zingara di Bulgaria, legata al partito comunista, il cui leader, Shakir Pashov, è membro del Parlamento. L'organizzazione esisterà per una decina di anni, durante i quali si pubblicheranno diversi giornali in lingua romanes e bulgara; i redattori sono Zingari che si rivolgono agli Zingari.

Nel medesimo periodo vengono create, in Bulgaria, circa duecento organizzazione zingare. Nel 1947 nasce, nella capitale, il teatro Roma, che verrà chiuso nel 1952 a causa di una intensa politica di assimilazione voluta dalle autorità del tempo. Nello stesso anno il deputato Shakir Pashov viene espulso dal parlamento ed inviato in un campo di concentramento. I vari giornali vengono sostituiti da uno solo Nov pat (Nuova strada) che sarà pubblicato sino al 1989, e che è il riiflesso della politica del partito comunista verso gli Zingari. Si dovrà attendere sino al 1990, dopo un tentativo fallito dell'ex partito comunista di creare una associazione zingara al proprio interno, perché venga creata l'Unione democratica dei Rom. Nel 1992, infine, viene fondata l'Unione per l'unità dei Rom, che troverà il veto grazie ad una legge che proibisce la creazione di partiti su base etnica.

E altrove: nel 1925 nasce La Unione degli Zingari residenti all'interno della Repubblica socialista sovietica di Russia, nel 1927 la Unione degli Zingari di Bielorussia; entrambe le organizzazioni hanno un programma ambiguo che oscilla fra la promozione di una minoranza riconosciuta e la pressione verso la sedentarizzazione e l'integrazione, col pretesto che la probabilità di sopravvivenza degli Zingari in quanto tali era troppo debole rispetto alla realtà intorno. A Mosca vengono aperte tre scuole per ricevere alunni zingari con un insegnamento realizzato in gran parte in lingua zingara, e si avrà la pubblicazione nel 1928 di un libro di lettura, e fra il 1924 e il 1938 di una sessantina di titoli. Nel 1931 il teatro Romen apre la sue porte a Mosca, ma questo, come ogni altra organizzazione zingara, verrà presto chiuso seguendo le direttive staliniane verso le minoranze, gli zingari a riguardo, si dice, non formerebbero alcuna minoranza poiché privi di territorio e di una vita economica.

Una associazione locale viene creata nel 1926 a Calbor (Fagaras) in Romania, seguita dalla Associazione generale dei Rom di Romania, nate per opera di un giornalista non zingaro. Questa associazione dall'esistenza effimera, pubblica due giornali, il titolo del più importante è Glasul Romilor (la voce Rom) questa ha diffusione nazionale.

Nel 1935, in Grecia, due donne, appartenenti a un gruppo zingaro stabilitosi nei pressi di Atene sin dal 1930, creano la Panhellenion Syllogos Ellinon Athingano (Associazione panellenica culturale degli Zingari). Questa nel 1948 inoltra domanda allo Stato affinchè gli Zingari ottengano la cittadinanza greca e si smette di considerarli come cittadini sconosciuti. Tale richieste avranno esito positivo solo nel 1978.

Successivamente alla fine della seconda guerra mondiale non esisterà Stato ove non nascano organizzazioni zingare, Germania, Finlandia, Svezia, Inghilterra, Irlanda, Francia, Belgio, Ungheria, ex Cecoslovacchia,ecc., solo in Albania si dovrà attendere il 1991 per costituire la prima associazione con il nome di Democratikano Khetanipen e RRomengo and'i Albania - "Amaro Dives" (Unione democratica dei Rom d'Albania -" il nostro giorno"), ma è e sarà nella vicina ex-Jugoslavia che avverrà la grande svolta.

Nell'allora Jugoslavia, dopo il censimento del 1971

il dibattito si accende fra polemiche e tavole rotonde. Il movimento politico zingaro si estende dando vita a due correnti interne, la prima a Skopje ha come riferimento la Romano Pralipe presieduta da Abdi Faik, membro del Parlamento della Macedonia; la seconda con sede a Belgrado, è presieduta del poeta rom Slobodan Berbereski, nonché membro del Comitato centrale del partito comunista jugoslavo, il quale presiederà anche il primo "Congresso internazionale zingaro a Londra". Vi è da ricordare che il governo jugoslavo di allora non gradiva che i Rom si organizzasero e ricevessero lo status di minoranza nazionale, esso quindi pur agendo in sordina ostacolò la diffusione delle idee di Berbereski sull'emancipazione dei Rom nella speranza che il nuovo movimento si dissolvesse al suo stesso nascere.

Qualcosa di analogo, ma non della stessa portata fu fatto nel 1934, a Bucarest, la Uniunea generala a Romilor din Romania (Unione Generale dei Rom in Romania) che terrà numerosi riunioni sin al 1939, organizzò nel '34 un congresso dove per la prima volta di parlò della adozione di una bandiera, la creazione di una biblioteca e di una università zingara, nonché l'intensificazione degli scambi fra le organizzazioni zingare al fine di rafforzare l'identità e l'azione politica.

Tutto questo troverà concretezza solo nel 1971, a Londra dove dall'8 all'11 aprile ha luogo "Congresso di fondazione dell'organizzazione internazionale dei Roma e dei Sinti". A prepararlo é Slobodon Berbereski (1919.1989), scrittore e membro della resistenza partigiana jugoslava, insieme con alcuni collaboratori della ex-Jugoslavia, ex Cecoslovacchia, Francia, Gran Bretagna e Spagna.

Fu un congresso zingaro su scala mondiale con delegati di ben quattordici paesi, ai quali si aggiungevano osservatori di altri stati. In tale occasione venne riformulato l'impegno per "l'unità nazionale" e "per lo sviluppo del popolo dei Roma".

I delegati respingeranno con forza i termini Zingari, Tziganes, Zigeuner, Gitanos, Gypsies, che non considerano propri in quanto non ricoprono alcuna realtà esistente; essi accettano di utilizzare per tutti il nome di Rom. I tre giorni congressuali si svolgeranno in un sentimento di forte unità sotto la quale si proclama che " Tutti i Rom sono fratelli".

Nasce così la Romano Ekhipé ossia Union Romani, la quale adotta una bandiera per simboleggiare la vita e il passato di Roma e Sinti. Essa è composta da un campo superiore azzurro (colore del cielo), campo inferiore verde (colore dell'erba e simbolo della vita) e al centro una ruota rossa a sedici raggi, simbolo dello stile di vita dei Rom e del loro esodo, interessante ricordare che nell'Upanishad si trova quanto segue "Nell'ombelico vi è il loto da dieci petali, nel cuore quelli di dodici raggi. La ruota a sedici raggi, detta purissima, sta a metà delle sopracciglia".

Il movimento dichiara infine il canto Djelem Delem (Camminando camminando) composto da Jorka Jovanovic inno nazionale.

L'8 aprile, primo giorno del congresso, viene dichiarato giornata internazionale dei Roma e dei Sinti e Santa Sarah le cui spoglie si conservano nella chiesa di Les-Saintes-Marie-de-la-Mer in Camargue riconosciuta come patrona dei Rom .

Questo comitato internazionale dei Rom si trasforma in un segretariato permanente; l'organo esecutivo del congresso rimane tuttora l'istanza suprema.

Vengono, inoltre, create cinque commissioni:affari sociali, educazione, crimini di guerra, linguistica e cultura.

Presidente dell'Union Romani viene eletto Slobodan Berbereski ; vice presidente è il dottor Jan Cibula e segretario generale Grattan Puxon.

Slobodan Berbereski avrà, successivamente, a causa della sua attività politica problemi con in funzionari politici della ex Jugoslavia, che come abbiamo già accennato non gradivano l'idea della nascita di una etnia nazionale zingara sul loro territorio.

Agli inizi del marzo 1976 ebbe, poi, luogo, grazie alle ex diplomatico indiano Wahendral Rishi, a Chandigarh, capitale del Punjab, in India il primo festival mondiale di cultura romani.

Rishi tornato a Chandigarh dopo il primo congresso si era impegnato nel rafforzamento dei contatti, soprattutto culturali fra l'India e il popolo Rom.

La stessa Indira Ghandi invitò una delegazione di Rom a un ricevimento nella sua residenza, poiché suo padre Jawaral Nehru aveva simpatia per i Rom e durante il suo soggiorno in Jugoslavia negli anni '50 aveva visitato il loro insediamento nei pressi di Belgrado.

Verso la fine del 1976 Berbereski lascia la presidenza al dott. Cibula, il quale nel frattempo è emigrato da Bratislava a Berna. Costui, purtroppo,

privo di concreta esperienza politica alla pari del suo predecessore, fece si che il motore effettivo e trainante dell'organizzazione divenne Grattan Puxon, il quale nel 1978 organizzò il II congresso mondiale, tenutosi a Ginevra dall'8 all'11 aprile.

Il congresso inizio in maniera inconsueta, poiché Wahendral Rishi, che aveva preso parte al primo congresso come rappresentante dell'Ambasciata Indiana, offrì a Cibula una zolla di terra che aveva portato con sé dall'India, in ricordo della madrepatria che unisce tutti insieme Indiani, Roma, Sinti e Kalè. Questo gesto simbolico suscitò grande emozione nei presenti, persino lacrime e singhiozzi. Ciò è comprensibile, se si pensa a un popolo che per mille anni era vissuto senza una terra e senza una patria, che aveva dovuto allevare i propri figli sulle strade e nei crocicchi della sua itineranza e lì aveva dovuto seppellire i suoi morti, gente che per secoli era stata privata del diritto a una patria e a una tomba, poteva ora toccare, almeno simbolicamente una zolla di patria!

Ad accrescere tale atmosfera contribuirono anche i Banjara venuti da Bombay per esprimere con gesti e parola la loro parentela di sangue con i Roma. In tale occasione fu eletto presidente onorario dei Roma Yul Brinner, la cui madre era una romnj; il dott. Jan Cibula fu rieletto ufficialmente presidente, vice-presidente Menyért Lakatos (Ungheria) e Saip Yusuf (ex-Jugoslavia), e segretatio generale Grattan Puxon.

Nicole Martinez, un antropologa americana, che scrisse poco dopo la caduta del muro di Berlino, sosteneva chegli Zingari altro non erano che gruppi generati dai bassifondi delle società europee, soprattutto balcaniche e mediterranee; la caratteristica comune a questi gruppi sarebbe stata una psicologia regressiva che conduce a condotte asociali, in definitiva essi sarebbero divenuti pedine, marionette di un complotto antioccidentale ideato dai Paesi comunisti, ciò sarebbe stato attestato dall'afflusso, al tempo, di Zingari provenienti dalla Ex Jugoslavia, i quali avrebbero contribuito a mantenere molto elevati i tassi della delinquenza e della criminalità dei Paesi occidentali.

La visione complottistica della studiosa americana giunge al suo culmine affermando che, per quanto concerne l'indomania , l'intelligentzia zingara, composta soprattutto da Zingari dell'Europa dell'est avrebbe allacciato contatti con la madre, l'India, a

sua volta alleata con l'Unione Sovietica, allo scopo di infiltrarsi di nascosto nelle società occidentali a fini destabilizzanti.

In realtà l'origine indiana, per quanto scoperta da studiosi Gagè (Non Zingari), diviene un pilastro portante nei discorsi di rivendicazione politica, essa diventando similitudine con quella di ogni popolo assume la forma di vero strumento di autoaffermazione a livello mondiale.

L'Union Romani non è inciampata sulla focalizzazione delle differenze tra Rom, Sinti, e Kalè capaci di diventare ostacolo per la creazione di una identità omogenea, ma cercano di stringere i rapporti fra i diversi gruppi ha optato per l'ottenimento dei vantaggio sociali e politici che questa unità potevano e possono ancora comportare.

Tuttavia il successo maggiore dell'organizzazione internazionale dei Roma si ha, fra il secondo e il terzo congresso, con il riconoscimento nel 1979 dell'Union Romani da parte delle Nazioni Unite, sa queste ultime ricevettero lo statuto consultivo come organizzazione non governativa internazionale.

Il terzo congresso, che ebbe luogo a Gottingan (Germania), dal 16 al 20 maggio 1981, venne patrocinato dall'Associazione per i popoli minacciati.

A Gottingan, per la prima volta, si respirava una atmosfera più congressuale grazie al numero elevato di partecipanti che comprendeva delegazioni di 23 paesi. Le nuove elezioni porteranno presidenza il rom jugoslavo Sait Balic, alla vicepresidenza Romani Rose (Germania), e Rajko Djuric (ex-Jugoslavia) fu eletto segretario generale.

Nell'autunno 1983 viene organizzato a Chandigarh il secondo Festival mondiale di cultura romani, patrocinato addirittura da Indira Ghandi, la quale si intrattenne, insieme col figlio Rajiv e con sua nuora Sonia, per una intera giornata con i rappresentanti dell'Union Romani. In questa occasione la lingua romani viene riconosciuta come lingua neoindiana e per il suo ulteriore sviluppo vengono previste l'apertura di istituti scientifici e l'istituzione di una cattedra presso l'Università di Chandigarh. Purtroppo con la morte, nel 1984, di Indira Ghandi si spegne, per sempre, la speranza di un più stretto e duraturo legame con la madrepatria.

Il quarto congresso ha luogo, per la prima volta, in un paese dell'est europeo, Varsavia, dall'8 all'11 aprile del 1990, alla presenza di duecentocinquanta partecipanti di 24 stati, provenienti per la maggior parte dall'est, che fino ad allora non avevano potuto parteciparvi: Romania, Bulgaria, Albania, ecc, paesi

che con la caduta del Muro si affacciavano per la prima volta, e in presa diretta sulla scena del movimento. La nuova elezione vedrà l'elezione a presidente di Rajko Djuric e un nuovo segretario Emil Scuka.

Successivamente le riunioni nazionali e internazionali si succederanno ad un ritmo sempre più rapido, in riposta a istanze nazionali o a organismi internazionali.

I principi fondanti diventeranno e rimarranno la libertà, il rispetto dei diritti umani, la giustizia fra uomini e popoli, lo stato di diritto, la democrazia.

L'Union Romani conferma che i Roma, Sinti e Kalè oltre ad avere la medesima origine, hanno sempre lo stesso destino, indipendentemente

dalla collocazione geografica, che essi vivano in paesi ricchi o poveri che siano, all'interno di democrazie o sistemi totalitari.

Questa consapevolezza è il punto di partenza per le strategie e le tattiche del movimento stesso. Le cause della situazione dei Rom sono ritrovabili nelle persecuzioni secolari, nelle discriminazioni e nei pregiudizi attuati dalle popolazioni maggioritarie. I Rom devono quindi impegnarsi a favore della loro emancipazione sociale, che è strettamente collegata alla secolarizzazione e alla formazione di nuove generazioni, creando così per il domani nuove prospettive per il popolo che rappresentano e permettendo così alla stessa Union Romani di svilupparsi e diffondersi.

Derek Tipler sosteneva che il nazionalismo zingaro non ha futuro, poiché per secoli i Rom hanno avuto solo una idea minima di unità, di appartenenza a una nazione o a un popolo. Lo stimolo per una ricerca d'identità, prosegue, non deve cadere nel tranello del nazionalismo tradizionale. Il "nostro nazionalismo" non si deve fondare su un territorio o su rivendicazioni contro altri, bensì sulla certezza che "noi non siamo animali, come spesso ci hanno fatto sentire, né siamo vagabondi romantici, bohemiens, come da altri siamo stati rappresentati e interpretati. E aggiunge noi siamo un popolo, o meglio una nazione capace di vivere all'interno di un altro popolo, partecipando a certe sue caratteristiche e all'attaccamento per il singolo paese senza per altro perdere nemmeno un brandello della nostra nazionalità e unità con gli altri Rom che vivono in condizioni e in regioni diverse.

Se questo nazionalismo non ha futuro, allora, scriveva, Zlato Semzejana, non v'è n'è alcuno nel mondo per tutti noi che viviamo.

Il problema è che l'idea dell'origine indiana non svolge alcun ruolo, ancora oggi, fra la collettività zingara, specie in quella dei paesi occidentali. I Rom, come faceva notare bene, Leonardo Piasere, seguono una politica della circostanzialità che non ha bisogno di una identità incentrata sul passato.

Infatti, l'identità zingara, secondo Micheal S. Stewart sembra essere più connessa con il "fare" che con "l'essere".

Gli Zingari non tendono a mettere l'accento tanto sull'identità che deriva dai propri genitori o dal passato, quanto sull'identità derivante dalle proprie relazioni con qualcuno con cui si è cresciuti. Autoaffermandosi come "la nostra gente" non vuole dire definirsi come un gruppo circoscritto, la terminologia etnica, fra i roma, è funzionale al linguaggio per esprimere i rapporti esistenti all'interno delle unità locali o tra le unità locali che sono di fatto le sole realtà segmentabili. Le etnie non sono dei gruppi sociali, esse restano esclusivamente e solamente categorie all'interno di uno spazio concettuale. Essi riconoscono il senso ideologico la continuità culturale di tutti i rom ma le distinzioni di opposizione sono per i roma fondamentali per la costruzione della continuità culturale stessa.

Dalle mie ricerche su campo ho avuto modo di notare come le differenze comportamentali, nonché la diversità delle ritualità fosse il segno distintivo su cui creare questo altro da noi.

Ogni gruppo attraverso costrutti culturali, può produrre una definizione di sé e/o dell'altro, ossia una definizione mediante cui questo gruppo si attribuisce una omogeneità interna e, contemporaneamente, una diversità rispetto agli altri". L'opposizione noi/loro del resto è alla base di ogni rappresentazione di noi stessi: infatti noi e gli altri è la dicotomia più generale

Gli Zingari, che molti considerano, una identità etnica, possono essere tutto questo o niente di ciò, soprattutto se si pensa che l'identità del gruppo, più che costituirsi su un fattore comune a tutti gli Zingari (come per esempio quello dell'origine indiana) si costituisce attraverso la fedeltà e la comune partecipazione ad attività che si svolgono nel presente. Per esprimere questo processo di identità si fa ricorso anche al linguaggio della parentela o dell'appartenenza sulla base di qualità ascritte, al punto che potremmo parlare di "ideologia parentale".

Judith Okely che ha svolto ricerche su campo tra i "Gypsies" inglesi l'hanno portata a postulare un origine locale, che assume un significato antropologicamente alto dal momento che assegna a gruppi senza potere una capacità di resistenza che si attua attraverso la costruzione di una specifica visione del mondo. La provenienza dei tratti di tale visione non è però da ricercare lontano nello spazio e nel tempo, nell'esotica India o altrove, ma nella stessa società locale da cui gli Zingari vengono selezionati e "reinterpretati", a volte con un capovolgimento di significato.

Il romanes più che una lingua più o meno ricca di prestiti extraindiani propone di considerarlo come una sorta di lingua franca, sviluppatasi lungo le vie commerciali tra Oriente e Occidente e propagatasi anche tra i commercianti nomadi europei.

Per quanto l'idea di uno "Stato degli Zingari" sia di fatto impossibile, amo rileggere le brevi ma significative righe di Rajko Djuric dove afferma che i popoli sembrano essere tutti orgogliosi del proprio nome, della loro tradizione e lingua, ma la storia mostra che ben pochi di questi non pervenuti a fondare la loro comunità senza la forza. Dapprima sono stati concepiti programmi e piani; poi sono state le spade ad assumersi il compito di unificare le diverse stirpi e gruppi, poiché la penna da sola non può eliminare le frontiere-visibili o invisibili-sorte nel passato.

Insomma la bandiera sventola ancora al vento.

 
 

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