top of page
Cerca

LO YOGA ESICASTA.

  • Massimo Mannarelli
  • 23 giu 2015
  • Tempo di lettura: 2 min

Nel cristianesimo l’esychía è una vita di preghiera e solitudine, i monaci erano soliti ritirarsi nelle zone più remote del deserto ricercando la comunione con Dio attraverso una rigida pratica ascetica e meditativa. La ripetizione verbale o silenziosa della semplice preghiera «Signore Gesù, abbi pietà di me» o «Kyrie eleison» nella sua forma più breve, quale mezzo per raggiungere l’esychía, la tranquillità dell’anima. Con l’invocazione della preghiera del cuore Gesù invia nel cuore stesso una forza spirituale chiamata “Pace di Cristo” che diviene incomprensibile alla sola ragione e comprensibile solo attraverso una esperienza mistica.

La Filocalia è un’importante collezione di antichi scritti cristiani, che è stata pubblicata nel 1782 da Nicodemo Aghiorita e da Macario di Corinto, e i Racconti di un pellegrino russo, pubblicato nel 1884 da autore anonimo (questa frase non gira). La versione che oggi è più diffusa, al di fuori dell’ambito strettamente religioso, è probabilmente il metodo di orazione esicastica secondo l’insegnamento di Padre Serafino che è raccolta da J. Y. Leloup nel libro L’esicasmo (Gribaudi, 1992). Tale versione spiega in maniera precisa e accurata le caratteristiche di questa pratica meditativa che si racchiude in questi sei passaggi:

  1. “siediti e sentiti come una montagna imparando a prendere tempo, accogliere le stagioni, mantenersi tranquillo e silenzioso” in modo tale da imparare a “vedere” senza giudicare, come se fosse dato a tutto ciò che cresce sulla montagna il “diritto di esistere”»;

  2. “medita come un papavero, orientando la propria meditazione verso la luce e raddrizzando la colonna vertebrale, osservando bene il papavero si imparerà non soltanto la dirittura dello stelo, ma anche una certa flessibilità sotto le ispirazioni del vento e poi anche una certa umiltà»;

  3. “medita come l'oceano” accordando il respiro al grande respiro delle onde, pur conservando la propria identità in modo da diventare un tutt'uno con l'oceano stesso;

  4. “medita come un uccello»: «Meditare è mormorare come la tortora, lasciar salire in te quel canto che viene dal cuore… Meditare è respirare cantando».

Padre Serafino gli propone di ripetere, mormorare, canticchiare ciò che è nel cuore di tutti i monaci dell’Athos: Kyrie eleison, Kyrie eleison, e aggiunge: «Quando i pensieri ti tormentano, ritorna dolcemente a quell’invocazione, respira più profondamente, tieniti diritto e immobile e incomincerai a conoscere un inizio di esychía».

Quest’invocazione lo conduce gradualmente verso un profondo rispetto nei confronti di tutto ciò che esiste e per ciò che è nascosto e si trova alla radice di ogni esistenza. Padre Serafino gli insegna allora «la meditazione di Abramo», con la quale «noi entriamo in una nuova e più alta coscienza che si chiama fede, ossia l’adesione dell’intelligenza e del cuore a quel “Tu” che è, che traspare nella molteplice intimità di tutti gli esseri». L’ultimo insegnamento di Padre Serafino è «meditare come Gesù»: «Meditare come Gesù è ricapitolare tutte le forme di meditazione che ti ho insegnato fino ad ora. Gesù è l’uomo cosmico. Sapeva meditare come la montagna, come il papavero, come l’oceano, come la tortora. Sapeva anche meditare come Abramo».

 
 

PAROLE

IN LIBERTA'

bottom of page