top of page
Cerca

IL MONACHESIMO ESICASTA

  • Massimo Mannarelli
  • 7 mag 2016
  • Tempo di lettura: 4 min

L’etimologia della parola hesychia è incerta. Forse si collega all’ essere seduti. Nel greco profano, essa indica lo stato di calma, la cessazione delle cause esteriori di turbamento o l'assenza di agitazione interiore. E anche la solitudine, il ritiro solitario.

Tuttavia nell’esicasmo bisogna distinguere due tipi di tranquillità: una esteriore, un'altra interiore; una nelle cose, un'altra nell'uomo. Esse non vanno necessariamente insieme. Ma in numerosi spirituali rappresentativi di questa corrente si ha l'impressione che la tranquillità e la solitudine si confondano e che come regola generale la prima supponga la seconda.

La sinonimia pura e semplice, o almeno la messa in parallelo e in relazione delle parole hesychìa e anacoresi, o di deserto ed hesychìa, è frequente, anche se la distinzione tra le due realtà è tuttavia sufficientemente conosciuta e sentita. Nel greco della LXX, il termine hesychìa e i suoi derivati sono frequenti e vi conservano il senso che avevano nella lingua profana. Condurre la vita di un esicasta nel linguaggio dei bizantini è la realtà propria del monaco che abita il deserto e coltiva il silenzio per essere tranquillo. Arsenio, «il grande e angelico esicasta» è esemplare di questa maniera di vivere.

In linea generale, si possono distinguere cinque periodi principali: il tempo dei Padri del deserto; la «scuola sinaitica»; la tendenza di Simeone il Nuovo Teologo; l'esicasmo athonita; il movimento «filocalico» dei tempi più recenti.

Se per i monaci il vero padre è Antonio, per gli esicasti è Arsenio, che, dopo aver lasciato il palazzo imperiale, divenuto anacoreta udì una voce dal cielo che gli diceva: «Arsenio, fuggi, taci, rimani tranquillo». L’ideale che egli incarna è raccomandato da numerosi monaci dell'epoca patristica.

Anche la spiritualità degli autori sinaitici del VI e VII secolo (Nilo, Giovanni Climaco, Esichio, Filoteo) si concentra sulla custodia del cuore o dei pensieri in vista dell'orazione mentale. L’importanza del pensiero per lo stato del cuore è meglio analizzato da loro che dai loro predecessori. I sinaitici avevano predicato il vantaggio dell' hesychìa come preparazione alla theoria o «visione» di Dio. Ora, se il regno di Dio è veramente nel cuore, pensa Simeone il Nuovo Teologo, noi dobbiamo averne coscienza. Chi non ha visto Dio non può avere né l'amore, né la speranza, neppure la fede. Conoscere le ispirazioni divine in un cuore purificato non è più un carisma riservato agli autori sacri, ma il modello della grazia da ricercare da parte di tutti i cristiani.

Nel XIV secolo un sinaita, Gregorio, discese dalla sua montagna alla conquista spirituale dell'Athos e dei monasteri greci, balcanici, russi. Benché al suo arrivo al Monte Athos non avesse trovato che tre monaci che avevano qualche nozione di orazione mentale, doveva poi radunare dei discepoli così numerosi e influenti che avrebbero fatto ben presto trionfare la loro dottrina: la rinascita dell'ideale esicasta della pura contemplazione. La «preghiera di Gesù» (o piuttosto a Gesù) era consigliata con una insistenza tutta particolare e la sua pratica fu accompagnata presto da una vera tecnica psicosomatica. La descrizione dettagliata di questa tecnica è registrata in Niceforo l'Esicasta, così come in Gregorio Sinaita e lo pseudo-Simone, che ne sono i più antichi teorici conosciuti. La diffusione del metodo dà luogo ad una viva controversia. Essa urta i sentimenti di un umanista, l'italo-greco Barlaam di Seminaria, detto il Calabro (+1348). Ma Gregorio Palamas, futuro arcivescovo di Tessalonica , allora monaco all'Athos, prese la difesa degli esicasti e inserì questa preghiera nella sua sintesi teologica.

Alla fine del XVIII secolo, dopo tre secoli di torpore, la Chiesa di Grecia conobbe una rinascita spirituale di cui i principali artefici sono gli autori della Filocalia. Questo «movimento filocalico» porta i suoi frutti soprattutto nei monasteri della Romania e della Russia, la cui pietà fu profondamente segnata da Paisij Velickovskij. Si può anche parlare di un neoesicasmo in epoca recente, dovuto a numerose edizioni e traduzioni nelle lingue occidentali della Filocalia e dei Racconti sinceri di un pellegrino russo al suo padre spirituale.

Si vede con questo giro d'orizzonte che l'esicasmo è un grande movimento spirituale che attraversa tutta la storia della spiritualità orientale. Gli esicasti dedicavano la loro vita alla preghiera; a loro si debbono numerosi scritti sulla preghiera, di cui trattano tutti gli aspetti.

L’hesychìa consiste allo stesso modo nell'astenersi, sia dalla parola che dal movimento inutile (Pr 11,12; 7,11). Nel Nuovo Testamento, […] (si usa) il verbo tacere (Lc 14,4), osservare il riposo del sabato (Lc 23,56), cessare di importunare gli altri (At 21,14; 11,18). Paolo esorta coloro ai quali scrive a «vivere in pace» (1Ts 4,11), a «condurre una vita calma e pacifica» (2Ts 3,12). Egli vuole che in chiesa la donna conservi il silenzio durante l'istruzione (1Tm 2,11-12). Pietro, da parte sua, esorta le donne ad adornarsi all'interno del cuore «con un anima incorruttibile piena di mitezza e di pace» (1Pt 3,4). Questa costellazione di sensi vari, ma coerenti, lascia già indovinare ciò che sarà l'esicasmo, e l'ideale che esso seguirà. Si può dunque definire l'esicasmo come una forma di spiritualità basata sull'hesychìa e il cui orientamento è essenzialmente contemplativo. Tuttavia l'esicasta non vede nella pace o nella tranquillità un fine in sé, come lo stoicismo nell'apatheia. L’hesychìa è, come ogni altra corrente nel cristianesimo, un mezzo, forse il mezzo per eccellenza, in ogni caso un mezzo eccellente per arrivare allo scopo che è l'unione con Dio, la preghiera perpetua.

 
 

PAROLE

IN LIBERTA'

bottom of page