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IL FENOMENO DEI PROTETTORI DELLE VACCHE IN INDIA

  • Sibilla Mannarelli
  • 11 nov 2019
  • Tempo di lettura: 3 min

Il fotografo Sujatro Ghosh è nato nel 1993 a Calcutta (West Bengal).

Colpito dal fatto che nel suo paese le vacche siano considerate più importanti di una donna, la quale impiega più tempo ad ottenere giustizia se viene aggredita o violentata rispetto ad una mucca dà vita ad un progetto fotografico che diventa il suo modo di protestare contro la crescente influenza degli auto-proclamati “protettori delle vacche”, che hanno conquistato sempre più margini di manovra da quando è al potere il Bharatiya Janata Party del premier Narendra Modi.

Sujatro Ghosh, ai tempi 23enne, ha infatti iniziato a pubblicare su Instagram ritratti di figure femminili con il volto dell’«animale sacro» ambientate nella capitale e a Calcutta. Racconta lui stesso: «L’idea mi è venuta mentre ero a New York a lavorare con Mira, una Ong italiana che si occupa di dare voce alle persone vulnerabili. Volevo rendere l’assurdità di un Paese dove ci vuole più tempo a rendere giustizia a una donna che a una vacca».

Il fotografo ha ricevuto minacce di morte. “Sui social – ha detto Ghosh – è apparso che io e le mie modelle dovremmo essere sgozzati di fronte alla Jama Masjid [la moschea di Delhi]. Altri mi accusano di istigare la rivolta e chiedono il mio arresto. Ma io non sono impaurito perché so di lavorare per un bene più grande”.

Da poco il fotografo si è trasferito a Berlino, considerate le diverse minacce di morte e considerato il fatto di essere stato inserito nel gruppo Twitter delle persone invise al Bjp (i nazionalisti indù) e considerato il fatto che nel prossimo mese di gennaio uscirà un documentario sul suo progetto.

Presenti soprattutto nelle regioni del Nord e dell’Est dell’India, e forti negli stati guidati dal Bjp, i protettori delle vacche si piazzano sulle assi stradali per intercettare i veicoli che trasportano bestiame e li assaltano con violenza, linciano e uccidono. Spesso poi mettono online i video con le loro missioni punitive, contando sull’impunità.

E le violenze in nome della sacralità delle mucche non hanno negli anni riguardato solo le donne.

Si ricorda ad esempio Ramesh, cattolico indiano, picchiato nel mese di agosto 2017 da una folla di 120 persone che lo incolpava della macellazione di un giovane manzo. L’uomo è stato successivamente arrestato e portato nella stazione di polizia a Bhandaria. La moglie che era riuscita a vederlo prima che morisse in cella raccontò che aveva una gamba squarciata e il corpo gonfio di lividi. La polizia ha incriminato 17 persone, ma nessuno è stato arrestato.

Un altro delitto ha riguardato un musulmano, Tabrez Ansari, 24enne musulmano del Jharkhand, brutalmente ucciso proprio in difesa dei bovini.

In India, la questione delle “vacche sacre” è diventata un’emergenza nazionale, soprattutto per i linciaggi nei confronti dei musulmani compiuti dai membri dalle organizzazioni indù aderenti alla famiglia del Sangh Parivar (RSS).

Ad aprile (2019) un musulmano dell’Assam è stato trascinato, picchiato con bastoni e costretto a mangiare carne di maiale da un gruppo di radicali indù “protettori delle vacche”. Il gruppo era furioso perché l’uomo vendeva carne di mucca.

Anche recentissimamente (agosto 2019) è avvenuta un’aggressione nel villaggio di Jaltanda Suari, nel distretto di Khunti. Alcune persone avrebbero visto tre uomini cristiani che vendevano una vacca al mercato locale, sulle sponde del fiume. Con una serie di messaggi condivisi in fretta su WhatsApp, si sono radunate circa 15 persone, che poi li hanno picchiato. I tre sono stati colti di sorpresa e hanno tentato di fuggire, ma non sono riusciti a mettersi in salvo.

 
 

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