• Sibilla Mannarelli

EZRA POUND E LA POESIA GIAPPONESE HAIKU


Ezra Pound (Hailey, 30 ottobre 1885 – Venezia, 1º novembre 1972) poeta, saggista e traduttore statunitense fu nel corso della sua vita profondamente affascinato dalle civiltà orientali in cui individuò l’elemento determinante per lo svecchiamento e il rinnovo della poesia inglese.

Egli profondamente affascinato dall’elemento musicale (pochi sanno che si deve a lui il ritrovamento di molte composizioni del Vivaldi) vedeva il collante strutturale tra testo, musica e segno nell’essenza stessa degli ideogrammi.

Nei primi anni del ‘900 si avvicinò da autodidatta alla poesia e letteratura cinese. Quando nel ’45 venne prelevato dalla sua casa di Rapallo per essere rinchiuso in un campo di prigionia americano nella provincia pisana, gli trovarono in tasca una copia dei Quattro Libri di Confucio, piccolo testo che fu la sua preziosa e unica compagnia durante la terribile esperienza.

Da esso, oltre a trarre gli input per i Pisan Cantos, stese la sua interpretazione poetica dell’Asse che non vacilla (Chung Yung). Egli diede anche una sua personalissima versione dell’antico testo confuciano utilizzando unicamente le sue limitate conoscenze degli ideogrammi, ma se diamo ascolto al commento del poeta e traduttore cinese Wai-lim Yip si può notare come, nonostante tutto, Pound riuscì a penetrare nelle intenzioni e nei contenuti dell’autore mediante quella che possiamo forse chiamare una specie di “chiaroveggenza”. Alla fine della guerra nel 1945 questo testo venne distrutto dai vincitori per grossolana ignoranza, perché ne scambiarono l’antichissimo titolo con chissà quale allusione all’asse Roma-Berlino.

Ma il suo primo incontro con la cultura orientale non fu con quella cinese ma con quella del Sol Levante. Il suo ruolo pionieristico di studio e di diffusione della poesia giapponese Haiku non è mai stato doverosamente evidenziato, eppure è da considerare come il principale propagatore in Occidente di tali opere.

Per Haiku si intendono quei brevi componimenti poetici giapponesi formati da soli tre versi a loro volta composti da 5-7-5 sillabe. Il massimo esponente di questo tipo di poesia fu il maestro Matsuo Bashō (Ueno, 1644 – Ōsaka 1694), che dal XVII secolo diede autonoma dignità a tali componimenti, ammantandoli con un velo di filosofia Zen. Roland Barthes ne dà questa descrizione: “L’arte occidentale trasforma l’impressione in descrizione. Lo haiku non descrive mai: la sua arte è anti descrittiva nella misura in cui ogni stadio della cosa è immediatamente, caparbiamente e vittoriosamente in una fragile essenza di apparizione”.

Ezra Pound si avvicina alla poesia nipponica durante i suoi anni londinesi quando trascorreva interi pomeriggi tra i corridoi del British Museum. Una delle sue prime brevi poesie The River fu scritta su ispirazione a tali componimenti Haiku che accompagnavano le stampe di Hokusai e Utamaro. In queste brevissime opere gli antichi guerrieri esprimevano in versi il proprio amore per la bellezza della natura pur attraversando le atrocità della guerra.

Eccone un esempio:

“Tracce d’un sogno

di guerrieri

nell’erba d’estate”.

Sempre nel periodo londinese è Sir Laurence Binyon che permette a Pound di avviare la sua ricerca di studio e comprensione della cultura del Sol Levante in particolare tramite i libri di arte ed estetica giapponese e cinese “The Flight of the Dragon” e “Painting in the Far West” che permisero l’introduzione nel mondo poundiano di concetti come “vitalità ritmica” o “ritmo spirituale”, che saranno già nel 1917 al centro dalla sua raccolta di poesie Lustra, per poi divenire “l’ingrediente segreto” dei Cantos.

Grazie all’influenza dell’Haiku Pound prende definitivamente la distanza dalla moda post-impressionista e dagli ampollosi strascichi vittoriani riducendo tutto all’essenza, all’esaltazione dell’attimo in cui l’oggetto esteriore e oggettivo si trasforma (o meglio “saetta”) in una cosa interiore e soggettiva e questo proprio partendo da una meditazione nata dalla lettura di questo celebre Haiku di Arakida Moritake (1473-1549):

“Il fiore caduto

Rivola sul ramo,

una farfalla”

Per Pound son stati i giapponesi a comprendere la bellezza e la nobiltà dell’essenziale.

Altro personaggio che giocò un ruolo determinante in questo incontro con la poesia giapponese fu Ernest Francisco Fenollosa (Salem, Massachussetts, 1853 – Londra 1908), professore presso la prestigiosa Tōdai (l’Università Imperiale di Tokyo). L’incontro con Pound avvenne post-mortem, ovvero nel 1913, quando Mary Fenollosa (moglie dello studioso) consegnò al poeta americano i manoscritti del marito morto 5 anni prima. E Pound fu il primo in Europa ad impegnarsi nella pubblicazione degli studi fenollosiani sul Giappone, sempre a lui si deve l’arrivo in Europa del teatro nipponico con la pubblicazione nel 1916 dell’importante testo “Noh”.


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