• Massimo Mannarelli

LA CORSA DA UNA PROSPETTIVA YOGICA


Osho (Discorsi, 1953/90) affermava: “Al mattino fa' una bella corsa. Comincia con mezzo chilometro, poi un chilometro, fino ad arrivare ad almeno quattro. Correndo usa tutto il corpo: non correre come se fossi legato; corri come un bambino, usando tutto il corpo - le mani, i piedi-e corri. Respira a fondo e dalla pancia.

Se corri, tutta l'energia si muove nel corpo, la mente non può pensare, non ne ha alcuna possibilità. E quando corri veloce, il respiro è profondo ed espiri a fondo, diventi il corpo; arriva un momento in cui sei solo il corpo, nient'altro: in quel momento diventi una cosa sola con l'universo, perché non esiste divisione. L'aria che passa attraverso di te e il tuo corpo diventano tutt'uno. Si crea un'armonia profonda”.

Tom Hanks in "Forrest Gump" diceva: “Quel giorno, non so proprio perché decisi di andare a correre un po', perciò corsi fino alla fine della strada, e una volta lì pensai di correre fino la fine della città, e una volta lì pensai di correre attraverso la contea di Greenbow. Poi mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale correre attraverso il bellissimo stato dell'Alabama, e cosi feci. Corsi attraverso tutta l'Alabama, e non so perché continuai ad andare. Corsi fino all'oceano e, una volta lì mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale girarmi e continuare a correre. Quando arrivai a un altro oceano, mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui, tanto vale girarmi di nuovo e continuare a correre; quando ero stanco dormivo, quando avevo fame mangiavo, quando dovevo fare... insomma, la facevo!...

Ogni corsa è un viaggio (Pietro Mennea 2012).

Sri Chinmoy che ha scritto uno dei libri più belli sulla corsa "Corsa interiore ed esteriore. Segreti yogici per correre" affermava: “La nostra filosofia non nega né la vita esteriore né la vita interiore. Sia la corsa esteriore che quella interiore sono importanti. La corsa esteriore ci ispira a mantenere il corpo-tempio in perfetta forma per il nostro completo appagamento. La corsa interiore ci ricorda che qualcosa di più elevato e profondo, in questo caso la nostra anima, sta correndo lungo la strada dell’Eternità”. Il miglioramento continuo è alla base della vera soddisfazione personale, e alla base dell’armonia e del progresso nella collettività, è attraverso il continuo miglioramento che possiamo avvicinarci sempre più alla perfezione: la perfezione non è statica, ma esiste nel momento in cui facciamo un ulteriore passo verso di essa”.

Lo yoga (chiamato anche Yoga dell'amore) di Sri Chinmoy è uno yoga profondo, ma nello stesso tempo pratico che riporta purezza nella trasformazione graduale delle passioni. Nella pratica della corsa Sri Chinmoy non propone solo lo yoga dell’azione disinteressata (karma yoga), ma anche quello del continuo progresso personale e collettivo.

Diceva ancora: “Nella vita esteriore di lavoro e di perfezionamento pratico e nella vita interiore di trasformazione e progresso dell’individuo la corsa mattutina è la bellezza della purezza. La corsa serale è la luminosità della semplicità. Prestando attenzione al nostro corpo, gli daremo nuova vita”.

Sri Chinmoy consigliava a chi è arrabbiato di fare movimento.

“Se la rabbia ti coglie esci e corri e vedrai che ti passerà. Basta che mi dipinga nella mente un treno affollato o una riunione, perché la mia volontà ne riceva una bella frustata: immediatamente mi infilo le scarpe da jogging, le allaccio bene e parto. (Haruki Murakami, L'arte di correre, 2007)

Come scriveva nel 1924 Jean Giraudoux "Il passaggio, nell'uomo, dal passo alla corsa è un dono che mai nessuna macchina rimpiazzerà".

Anche sulla questione dei dolori e degli infortuni causati dalla corsa, Sri Chinmoy affermava che "Tutto deve dipendere da preghiera e meditazione, ma c'è anche un bisogno supremo di terapia esteriore. Se puoi fare qualche esercizio di stretching per rafforzare il polpaccio, potrebbe aiutarti, ma se ti crea più dolore allora ti consiglio di andare da un terapista. Certamente la cosa più importante è la preghiera interiore, ma prendi l'esempio di un boxer che usa due mani, con una non puoi fare tutto. Il divino ha creato la scienza medica, e il divino sta operando attraverso la scienza medica, perciò dovresti farti aiutare il più possibile dalla scienza medica, ma nello stesso tempo devi pensare alla scienza spirituale, che è preghiera e meditazione: le due cose dovrebbero andare insieme”.

“Se hai fede nel Divino allora il supremo Dottore stesso può e curerà i tuoi malanni-imperfezione”. Da “Il corridore: non tollera ombre sulla propria ombra” (Elias Canetti).

Per me che sono solito correre quando prima che giunga l'alba non posso non citare Laurie Halse Anderson (Le emozioni difettose, 2002) che scrive: “Mi piace correre di notte, quando nessuno mi guarda, quando nessuno sente le mie scarpe da ginnastica sfrecciare nella ghiaia sul ciglio della strada. La gravità non esiste. Non mi fanno male i muscoli. Galleggio, lascio che mi scivolino accanto chiese, negozi e scuole, e poi porte chiuse a chiave e finestre che si illuminano di tanto in tanto con lampi di luce blu. Mi sento serena”.

“Anche questo è un vantaggio del correre rispetto agli altri sport: ognuno va per conto suo e non ha da rendere conto agli altri” (Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore, 1979).



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